La riproduzione delle immagini in tipografia

La storia della tipografia si compone di numerose fasi, da quella pre-cartacea, la successiva introduzione della stereotipia fino ai moderni service di stampa online di oggi. Anche la riproduzione delle immagini ha vissuto una lunga serie di aggiornamenti.

Tutto è iniziato da i manoscritti completati dai miniatori, che risalgono ad oltre un millennio fa e che si caratterizzavano per una tiratura piuttosto limitata. Via via, i pionieri degli scrittori sono andati alla ricerca di metodi meccanizzati per velocizzare le operazioni di scrittura e consentire la rappresentazione di disegni con sistemi più rapidi.

Si iniziò con la xilografia, attraverso la quale i disegni venivano incisi su pezzi di legno. Il primo vero libro illustrato risale al 1462, anno in cui il tedesco Albrecht Pfister ideò l’Edelstein, raccolta di fiabe con xilografie a colori e pennellate con l’acquerello. Ma eravamo alle origini, e questa stampa di libri era rivolta ad un pubblico prevalentemente analfabeta o quasi.

Nel Cinquecento, fu la volta del miglioramento delle tecniche calcografiche, con rappresentazioni fatte sul rame e il metodo con cui la matrice era incisa con punte fatte in acciaio, o con l’utilizzo dell’acido o di una lastra che serviva a corrodere il metallo sul quale doveva essere effettuato il disegno.

Le matrici di ogni singolo materiale di quel lontano periodo non erano realizzate a rilievo e non potevano essere integrate all’interno della pagina. Era quindi necessario svolgere due operazioni per consentire la stampa adeguata di un qualsiasi documento, dove la prima riguardava il testo e la seconda le immagini. La fase dell’illustrazione si basava sul torchio calcografico, nel quale la lastra o la carta venivano fatte passare in due rulli mossi in maniera manuale, con l’ausilio di una ruota costituita da raggi. Una tecnica innovativa che restò in auge fino alla fine del Settecento e si faceva preferire per una maggiore possibilità di sperimentazione dal punto di vista estetico e per un più facile utilizzo in numerose opere scientifiche.

Si è saputo che questo metodo favorì il lavoro di importanti pittori, quali Durer o Mantegna, e la realizzazione di lavori scientifici dagli alti contenuti come l’Encyclopédie di Diderot.

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